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Civiltà del Bere

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PARUSSO, LA NUOVA ANNATA (GUARDANDO AL PASSATO)

di Alessandro Torcoli

Maggio 2020

Parusso, la nuova annata (guardando al passato)

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Marco Parusso ci ha raccontato la sua vita e la filosofia che sta dietro la nascita dei suoi vini: dal desiderio di scappare da Monforte all’incontro con due barolisti rivoluzionari che gli fecero cambiare idea. Il nuovo progetto di Vegliamonte, i suoi celebri Barolo e l’amato Metodo Classico.

«Sono nato contadino, ma non mi piaceva esserlo, 40 anni fa». L’incontro con Marco Parusso si apre con questa affermazione onesta e controcorrente. È facile infatti cadere nella retorica dell’Arcadia, specialmente oggi che milioni di persone sono serrate nei cubi di cemento delle città. «All’epoca chiunque sarebbe voluto scappare da Monforte. Mio padre aveva due ettari di vigna e poi nocciole e un allevamento. Voleva dire solo fatica!», continua. Sulla brochure aziendale c’è scritto che Marco cerca gusti autentici, e ancor prima di assaggiare i suoi prodotti ci crediamo: sarebbe curioso che una persona genuina volesse proporci qualcosa di artefatto.

L’incontro che ha cambiato una vita

Dunque alla fine Marco scelse la strada della Scuola enologica di Alba, ma non certo per vocazione: non sapeva cosa fare. Con gli amici non si beveva neppure vino, perché costava molto e poi aveva quell’odore lì… quello delle cantine dov’erano cresciuti. Odore di vecchio insomma. Tutto procedeva confusamente, dunque, come per tanti giovani, finché non incontrò due persone che lo convinsero che si poteva affrontare diversamente il conflitto generazionale: cambiando quell’odore, e quel sapore. Facendo insomma un Barolo nuovo. Quei due erano Alfredo Roagna Domenico Clerico, e da allora comincia la fase dello studio appassionato e della scoperta, della Borgogna innanzitutto, e l’idea fissa di produrre vini puliti precisi dai tannini dolci. Nel 1996, dunque, d’accordo con la sorella Tiziana, comincia un nuovo percorso. Non avevano neanche un trattore… Mentre oggi alle porte bussa il prossimo futuro, quello del figlio diciannovenne Francesco e della nipote Giulia, figlia di Tiziana.

I rossi di Marco Parusso degustati a "distanza"

Vegliamonte, la nuova sfida

Nel 2015 hanno comprato anche una nuova azienda, in località Santa Rosalia ad Alba, un corpo unico 9 ettari, il che è raro da queste parti. Il nuovo progetto si chiama Vegliamonte, ed è il primo vino che assaggiamo.

Vegliamonte, Alba Doc 2016

Il vino è la risposta 2.0 a quelli che erano i “Super Piedmont” degli anni Novanta. Fino al 2000 anche Parusso ne aveva uno, il Bricco Novella Rosso (Nebbiolo, Barbera, Cabernet Sauvignon e Merlot), ma secondo Marco «questi vini global non avevano più senso», ragion per cui ha preso la strada del monovitigno. Talvolta però, il taglio è utile a trovare un equilibrio, come in questo caso. La Doc Alba, nata nel 2010, riproduce l’antico “taglio all’Albese”: la ricchezza e la rusticità della Barbera con l’eleganza e la lunghezza Nebbiolo.
Il Vegliamonte è 85% Nebbiolo e 15% Barbera, matura in barrique per 18 mesi. Ha profumo intenso di ciliegia, fragola, prugna, viola, spezie (cannella). L’annata è super, la maturazione dei tannini perfetta. Queste colline hanno una terra diversa rispetto alle Langhe: più argilla scura per vini generosi e intensi nel colore e nel profumo.

 

La filosofia di Parusso: farsi amico l’ossigeno

Marco Parusso lavora in iper-ossigenazione: come diceva Pasteur “è l’ossigeno che fa il vino ed è l’ossigeno che lo distrugge”. Prima te lo fai amico, più lento sarà l’invecchiamento (perché il vino è “allenato”). Marco stimola l’ossigeno sin dalle vigne, movimentando la terra, seminando erbe che danno dinamicità alla pianta, la quale non deve temere lo stress. In fermentazione poi, l’uso del raspo (pratica che sta tornando di attualità come abbiamo scritto anche qui) funge da spugna ricca di ossigeno che aiuta la fermentazione. In questa fase si fissano colore e profumi.
E per questo preferisce usare legno nuovo, che consente un maggior scambio di ossigeno con l’esterno, lasciando maturare i tannini.

I grandi rossi

BAROLO DOCG 2016

Il secondo vino ha colore rubino traslucente, come si confà a un Nebbiolo. «L’annata 2016 è eccezionale come le 2008 e 2001», secondo Marco. Il naso di questo, che è il suo Classico, cioè il Barolo d’entrata, è già eccellente, e molto tipico: fiore geranio e rosa, violetta, lampone, cenere, talco, buccia d’arancia; i tannini maturi, l’acidità moderata in rapporto al vitigno. Le uve provengono dalle tre Menzioni geografiche aggiuntive (MGA) di Mariondino (più sabbioso e fresco), Mosconi (più ricco di argille scure e che prende il sole del mattino) e da Bussia, dove Parusso ha due vigne (Rocche, col sole del mattino, di terra fine, bianca che sembra talco… e Vigna Munie, a sud-ovest, più grassa e calda). «Il Barolo Classico è un quartetto», dice Marco. E suona davvero bene. «È anche l’origine della famiglia, come per tutti».

 

BAROLO DOCG MARIONDINO 2016

Dal comune di Castiglione Falletto, è un vino balsamico, con nota di mentuccia, aperto, ricco di frutto rosso. Ritroviamo la definizione della zona d’origine, “più fresca e sabbiosa”. È balsamico anche al palato, con un tannino leggermente pungente e un intrigante finale di liquirizia. Un vino interessante, “un premier cru”, secondo Marco che infatti lo ha anche posizionato tra il Barolo “village” e il grand cru di Bussia, per parlare in borgognone. È elegante, piacevole e fresco.

 

BAROLO DOCG MOSCONI 2016

Si trova nel comune di Monforte, si esprime con frutto più scuro, e note di sandalo, cedro, chiodo di garofano e cannella. Ha un tannino molto deciso, un po’ astringente, è caldo e intenso. al momento un po’ severo. Prima si chiamava “Le Coste Mosconi”, che erano due zone vicine, ma un po’ diverse. Oggi solo Mosconi da quando hanno venduto Le Coste ed è 100% Mosconi.

 

BAROLO DOCG BUSSIA 2016

Dal calice si sprigiona nel tempo un bouquet straordinario: polvere e talco, fragoline e lampone, terra bagnata; il tannino è assertivo, deciso, ancora asciugante, il vino è davvero profondo, ritorna la radice di liquirizia, è molto persistente. «Il calcare e il talco vengono dalle Rocche, mentre la terra calda e ricca è caratteristica delle Munie», spiega Marco.

LO SPUMANTE

«Le bollicine sono il riassunto della mia filosofia», sostiene Parusso.

METODO CLASSICO PARUSSO

Per me, che non lo conoscevo, una sorpresa: lo verso nel calice ed è rosé, un bellissimo colore rosa antico. Non è scritto però da nessuna parte e questo potrebbe essere un inghippo, ma non per Marco. È sorprendentemente buono, con tenui note di ciliegia e fragola, un tocco di albume e di crosta di pane.
Al palato ha un perfetto equilibrio di acidità e dolcezza, il retrogusto ripropone la crosta di pane e i piccoli frutti. «Ho ripreso sistemi abbandonati, perché rischiosi e costosi. Nebbiolo da Barolo al 100%, le piante più giovani dalle zone minori, ovviamente, l’uva è raccolta a 11 gradi potenziali». La base spumante fermenta con lieviti indigeni e la rifermentazione si svolge non per l’aggiunta di zucchero, ma di mosto, non fresco (che porterebbe poco carattere) ma concentrato mediante appassimento. «È il Metodo Classico di Parusso, non è un vero rosé, è aranciato. Per questo non lo scrivo», sostiene Marco.

 

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PARUSSO, THE NEW YEAR (LOOKING TO THE PAST)

by Alessandro Torcoli

Parusso, la nuova annata (guardando al passato)

Marco Parusso told us about his life and the philosophy behind the birth of his wines: from the desire to escape from Monforte to the meeting with two revolutionary Barolists who made him change his mind. Vegliamonte's new project, his famous Barolo wines and the beloved Classic Method.

 

"I was born a farmer, but I didn't like it, 40 years ago." The meeting with Marco Parusso opens with this honest and countercurrent statement. Indeed, it is easy to fall into the rhetoric, especially today when millions of people are locked in the concrete cubes of cities. "At the time, anyone would have wanted to escape from Monforte. My father had two hectares of vineyards and then hazelnuts and a farm. It only meant fatigue! », he continues. The company brochure says that Marco looks for authentic tastes, and even before tasting his products we believe it: it would be curious that a genuine person wanted to offer us something of an artifact.

 

THE MEETING THAT CHANGED A LIFE

So in the end Marco chose the path of the Wine School of Alba, but certainly not by vocation: he didn't know what to do. “We didn't even drink wine with friends, because it costed a lot and then it had that smell there ... that of the cellars where we grew up”. In short, old smell. Everything proceeded confusedly, therefore, as for many young people, until he met two people who convinced him that the generational conflict could be tackled differently: changing that smell, and that flavor. In short, making a new Barolo. Those two were Alfredo Roagna and Domenico Clerico, and since then begins the phase of passionate study and discovery, of Burgundy first of all, and the fixed idea of ​​producing precise clean wines with sweet tannins. In 1996, therefore, in agreement with his sister Tiziana, a new path began. They didn't even have a tractor ... While the near future is knocking on the doors today, that of the nineteen years old son Francesco and his granddaughter Giulia, Tiziana's daughter.

 

 

VEGLIAMONTE, THE NEW CHALLENGE

In 2015 they also bought a new company, in Santa Rosalia in Alba, a single 9 hectare area, which is rare in these parts. The new project is called Vegliamonte, and it is the first wine we taste.

VEGLIAMONTE, ALBA DOC 2016

This wine is the 2.0 answer to what was the "Super Piedmont" of the nineties. Until 2000, Parusso also had one, Bricco Novella Rosso (Nebbiolo, Barbera, Cabernet Sauvignon and Merlot), but according to Marco "these global wines no longer made sense", which is why he took the path of the single grape variety. Sometimes, however, the cut is useful to find a balance, as in this case. The Alba Doc, born in 2010, reproduces the ancient "Taglio all’albese": the richness and rusticity of Barbera with Nebbiolo elegance and length.

Vegliamonte is 85% Nebbiolo and 15% Barbera, ages in barrique for 18 months. It has an intense aroma of cherry, strawberry, plum, violet, spices (cinnamon). The vintage is super, the perfect tannins maturation. These hills have a different land than the Langhe: more dark clay for generous and intense wines in color and aroma.

 

Parusso's philosophy: make friends with oxygen

Marco Parusso works in hyper-oxygenation: as Pasteur said "it is the oxygen that makes wine and it is the oxygen that destroys it". The sooner you make it your friend, the slower the aging (because the wine is "trained"). Marco stimulates oxygen from the vineyards, moving the earth, sowing herbs that give dynamism to the plant, which must not fear stress. In fermentation then, the use of the stalk (a practice that is returning to the present as we have also written here) acts as an oxygen-rich sponge that helps fermentation. In this phase, color and perfumes are fixed.

And for this he prefers to use new wood, which allows a greater exchange of oxygen with the outside, allowing the tannins to mature.

 

THE GREAT REDS

BAROLO DOCG 2016

The second wine has a translucent ruby ​​color, as befits a Nebbiolo. "The 2016 vintage is as exceptional as the 2008 and 2001", according to Marco. The nose of this, which is its Classic, i.e. the entry Barolo, is already excellent, and very typical: geranium and rose flower, violet, raspberry, ash, talc, orange peel; ripe tannins, moderate acidity in relation to the grape variety. The grapes come from the three additional geographical mentions (MGA) of Mariondino (more sandy and fresh), Mosconi (richer in dark clays and which gets the morning sun) and from Bussia, where Parusso has two vineyards (Rocche, with the sun of the morning, of fine earth, white that looks like talc ... and Vigna Munie, to the south-west, fatter and warmer). "Barolo Classico is a quartet" says Marco. And it sounds really good. "It is also the origin of the family, as for everyone."

 

BAROLO DOCG MARIONDINO 2016

From the town of Castiglione Falletto, it is a balsamic wine, with a note of mint, open, rich in red fruit. We find the definition of the area of ​​origin, "fresher and more sandy". It is also balsamic on the palate, with a slightly pungent tannin and an intriguing licorice finish. An interesting wine, "a premier cru", according to Marco who in fact also placed it between the Barolo "village" and the grand cru of Bussia, to speak in Burgundy language . It is elegant, pleasant and fresh.

BAROLO DOCG MOSCONI 2016

It is located in the municipality of Monforte, it expresses itself with darker fruit, and notes of sandalwood, cedar, clove and cinnamon. It has a very firm, slightly astringent tannin, is warm and intense. At the moment a little severe. Before it was called "Le Coste Mosconi", which were two neighboring areas, but a little different. Today only Mosconi since they sold Le Coste and it is 100% Mosconi.

BAROLO DOCG BUSSIA 2016

Over time, an extraordinary bouquet is released from the glass: powder and talc, strawberries and raspberry, wet earth; the tannin is assertive, decisive, still drying, the wine is really deep, the licorice root returns, it is very persistent. "Limestone and talc come from the Rocche, while the warm and rich earth is characteristic of the Munie", explains Marco.

 

SPARKLING WINE

"The bubbles are the summary of my philosophy," says Parusso.

CLASSIC PARUSSO METHOD

For me, who did not know it, a surprise: I pour it into the glass and it is rosé, a beautiful old pink color. However, it is not written anywhere and this could be a catch, but not for Marco. It is surprisingly good, with soft notes of cherry and strawberry, a touch of egg white and bread crust.

On the palate it has a perfect balance of acidity and sweetness, the aftertaste proposes the crust of bread and small fruits. «I have taken over abandoned systems, because they are risky and expensive. 100% Nebbiolo for Barolo, the youngest plants from the smaller areas, of course, the grapes are harvested at 11% of their potential ». The sparkling base ferments with indigenous yeasts and the refermentation takes place not for the addition of sugar, but of must, not fresh (which would bring little character) but concentrated by drying. «It is the Classic Method of Parusso, it is not a real rosé, it is orange. This is why I don't write it », says Marco.

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