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Diario di una quarantena - L'AcquaBuona

Acquabuona Rivista enologica online

a cura di Massimo Zanichelli

Estratto da "Diario di una quarantena: 15 - 28 aprile"

VERSIONE COMPLETA: http://www.acquabuona.it/2020/05/diario-di-una-quarantena-15-28-aprile/ 

 

ENGLISH VERSION FOLLOWS

Martedì 28 aprile - 

Meeting di degustazione (smart tasting?) con Marco Parusso su Zoom. Non nascondo sulle prime un certo imbarazzo nel vedermi sullo schermo mentre annuisco, agisco, assaggio. Ho il timore, infondato, che i rumori della mia degustazione arrivino ai miei interlocutori come arrivavano a me, diffusi dagli altoparlanti della chiesa, quelli del sacerdote mentre officiava al rito dell’eucarestia. Marco Parusso è sempre un fiume in piena. Parla con fervore – un fervore autentico, passionale, non quello di un guru del vino – delle diete personalizzate che applica alle viti, del riposo in cantina delle uve per tre/quattro giorni con cui le rende più mature e rilassate (Marco confessa di riservare lo stesso trattamento alla frutta di casa, mangiandola solo quando è stramatura), della breve macerazione a freddo senza aggiunta di anidride solforosa per l’estrazione di profumi e tannini, della fermentazione e della lunga macerazione con i raspi che contribuiscono a stabilizzare il mosto, rivestendo una funzione antiossidante, dell’affinamento in legno piccolo e nuovo, dell’uso del bâtonnage e della “madre” (il deposito enzimatico lasciato sulle doghe delle botti), concetti questi ultimi due di cui in genere parlano solo i produttori di vini bianchi e i produttori di Vin Santo.

I Barolo di Marco sono vocati alla concentrazione del frutto (che spesso elargisce note esotiche) e alla potenza della struttura, senza che questo ne prevarichi il carattere. Non fanno eccezione i 2016, anzi, considerando la perfezione dell’annata, ne sono l’emblema. Ho una preferenza per la scioltezza del Mariondino (cru di Castiglione Falletto) rispetto alle fodere vellutate del Bussia e del Mosconi (cru di Monforte d’Alba), giusto per una questione di terroir, ma non trascurerei le virtù del base o “classico”, che è sintesi di ambedue. C’è un nuovo nato in casa Parusso, l’Alba Vegliamonte 2016, da una doc di recente fondazione, che propone lo stile della casa in un classico taglio albese (nebbiolo più saldo di barbera) da uve che provengono dalla Cascina Baconotta in località Santa Rosalia. Vedo che ho scritto un pezzo che si avvicina più a una recensione che a una pagina di diario. Riprenderò quest’ultimo nella prossima puntata. Nel frattempo, chiudo con il fragore di piccoli frutti rossi, di peonie e di rose canine del sorprendente Brut Parusso 2015, un metodo classico rifermentato in bottiglia con l’uso del mosto.

Puyallup Elementary Campus Connections - Cascade Christian School

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Acquabuona Rivista enologica online

 curated by Massimo Zanichelli

Excerpt from "Quarantine Diary: April 15-28"

 Tuesday, April 28 -

Tasting meeting (smart tasting?) With Marco Parusso on Zoom. At first I do not hide a certain embarrassment in seeing myself on the screen while I nod, act, taste. I have an unfounded fear that the sounds of my tasting will reach my interlocutors as they came to me, spread by the church speakers, those of the priest while officiating at the rite of the Eucharist. Marco Parusso is always a swollen river. He speaks with fervor - an authentic, passionate fervor, not that of a wine guru - of the personalized diets that he applies to the vines, of resting in the cellar of the grapes for three / four days with which he makes them more mature and relaxed (Marco confesses to reserve the same treatment with home fruit, eating it only when it is overripe), the short cold maceration without adding sulfur dioxide for the extraction of perfumes and tannins, the fermentation and the long maceration with the stalks that help stabilize the must, having an antioxidant function, the refinement in small and new wood, the use of bâtonnage and the "mother" (the enzymatic deposit left on the staves of the barrels), the latter two concepts of which only white wine producers generally speak and the producers of Vin Santo.

 Marco's Barolo are suited to the concentration of the fruit (which often gives exotic notes) and to the power of the structure, without prevailing its character. 2016 is no exception, on the contrary, considering the perfection of the vintage, they are the emblem. I have a preference for the smoothness of Mariondino (cru of Castiglione Falletto) compared to the velvety linings of Bussia and Mosconi (cru of Monforte d'Alba), just for a matter of terroir, but I would not neglect the virtues of the base or "classic" , which is a synthesis of both. There is a new born in the Parusso house, Alba Vegliamonte 2016, from a recently founded DOC, which proposes the style of the house in a classic “taglio all’albese” (Nebbiolo firmer than Barbera) from grapes that come from Cascina Baconotta in the locality Santa Rosalia. I see that I wrote a piece that is closer to a review than to a diary page. I will resume the latter in the next episode. In the meantime, I close with the roar of small red fruits, peonies and dog roses of the surprising Brut Parusso 2015, a classic method refermented in the bottle with the use of the must.

Puyallup Elementary Campus Connections - Cascade Christian School

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