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LA CUCINA ITALIANA - DEGUSTAZIONI AL BUIO, INTERVISTA AL SOMMELIER CHE VA OLTRE LA VISTA

Rassegna stampa: La Cucina Italiana - Prof. Nicola Sorrentino
SCOPRIRE IL LATO PIU' INTIMO DEL VINO E' POSSIBILE: CE LO RACCONTA IL SOMMELIER LUCA BOCCOLI CHE, NONOSTANTE L'INCIDENTE IN MOTO E LA PERDITA DELLA VISTA, PROSEGUE IL SUO PERCORSO PROFESSIONALE 
 
degustazioni al buio
(IG Luca Boccoli)

Gli ospiti si sono seduti intorno a un tavolo, hanno indossato mascherine sugli occhi e nei primi venti minuti hanno assaggiato i vini ascoltando musica e senza parlare tra loro. Soltanto dopo è intervenuto Luca Boccoli per l’analisi degli assaggi. «È stato molto interessante» dichiara Marco Parusso, «osservare questa degustazione al buio. Ho notato una grande libertà nel condividere le proprie sensazioni da parte dei partecipanti. Gli scambi si sono spostati sul registro emozionale, diretto, nel pieno rispetto dell'altro. Ho avuto l’impressione che i miei vini non siano stati valutati come succede tradizionalmente in una degustazione, ma abbiano assunto una dimensione più intima, evocati per quello che sono, nella loro interezza».

Una degustazione al buio.Una degustazione al buio.

Intervista a Luca Boccoli

Qual è la storia di Luca Boccoli e da quando realizza queste degustazioni al buio? Lo
abbiamo intervistato per scoprire meglio la sua attività.

Quando ha iniziato a degustare vino e quando è cambiata la sua vita?
«Ho iniziato il mio percorso nel mondo enogastronomico da giovanissimo studiando all’Istituto Alberghiero e ho lavorato come sommelier professionista per 30 anni con l’ausilio della vista. Poi, sei anni fa, dopo un brutto incidente in moto, mi sono risvegliato dal coma con questa disabilità e ho cercato di rendere le cose più belle avvicinandomi nuovamente a ciò che sapevo fare e alle mie passioni. Non è stato facile, ma questa nuova vita al buio mi ha dato gli stimoli per continuare a fare il mio mestiere anche se in modo diverso».

Come avvengono le degustazioni al buio che organizza?
«Amo far sedere i partecipanti tutti insieme in un tavolo sociale perché è fondamentale stare insieme nella convivialità: tutti indossano una benda sugli occhi che in questo modo restano chiusi, perché solo il buio non basta. Questa condizione aiuta le persone ad approcciare il vino in modo diverso: hanno una ventina di minuti per assaggiare dai quattro ai sei vini al buio e in silenzio, senza parlare tra loro, ma ascoltando la musica che io metto in sottofondo e che cambia a seconda dei miei stati d’animo. Quindi inizia un dialogo al buio, le persone restano bendate e parliamo a volte anche oltre l’ora e mezza che è il tempo indicativo per questa esperienza».

Come reagiscono le persone?
«Il 91% delle percezioni è fornito dalla vista, quindi questo esercizio mette tutti alla prova sotto svariati aspetti. Il buio aiuta le persone ad approcciare il vino in modo diverso: banalmente si evita proprio uno dei punti cardini delle degustazioni canoniche, l’aspetto visivo, il colore. Ora per me il colore è l’ultimo dei miei pensieri e il dialogo con il vino si trasforma diventando più personale e intimo. Ognuno si avvicina all’assaggio in modo diverso, in un rapporto unico che dipende dalle esperienze e dalle conoscenze di ciascuno. Quello che è certo è che in questo percorso si esprime una libertà di pensiero che è avulsa dai canoni consueti: ci si libera da preconcetti, paure, dalla ricerca di dover indovinare per forza un gusto o un sentore. È un percorso, seppur breve, in cui si impara a conoscere anche se stessi, oltre che il vino».

Irene e Luca.Irene e Luca.

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